La sinfonia dell'intelligenza

“I geni sono abbastanza simili a dei musicisti che leggono i loro spartiti e gli spartiti sono scritti nelle basi puriniche e pirimidiniche del DNA che è una molecola lunga un metro in una cellula riproduttrice e due metri in qualunque altra cellula del corpo. Questa è la partitura e, se tutto va bene, tutti leggono alla stessa velocità e l’orchestra segue il maestro, ma se c’è un musicista in più, ed è il caso della trisomia 21, è come se questo musicista andasse troppo veloce; se al contrario manca un musicista, è come se ce ne fosse uno troppo lento. Quando un musicista va troppo veloce, e va troppo veloce in un “solo”, allora trasforma un “andante” in un “allegretto”, cioè un orecchio troppo piccolo e delle dita troppo corte; se al contrario va troppo lento, trasforma “l’allegretto” in un “largo” e farà delle dita troppo lunghe e delle orecchie troppo grandi. Così egli avrà cambiato un tratto, senza distruggere la sinfonia, ma se ora
il musicista che va troppo veloce o troppo lento suona in un “tutti”, nel momento in cui tutta l’orchestra è concertante, non importa se egli suona più o meno veloce degli
altri, produrrà comunque una cacofonia.

L’intelligenza umana è la rappresentazione superiore della materia animata ed è evidente che per l’intelligenza umana, deve essere tutta l’orchestra a suonare bene nello stesso momento e non un solo gene adibito a creare un dito o un orecchio. Tutta la difficoltà della ricerca è come scoprire il musicista discorde, perché l’orchestra della
vita ha circa cinquantamila musicisti”.

 

Il prezzo del umanità

Non può essere negato che il prezzo delle malattie genetiche sia alto, in termini di sofferenza per l’individuo e di oneri per la società. Senza menzionare quel che sopportano i genitori! Se questi individui potessero essere eliminati precocemente, il risparmio sarebbe enorme! Ma noi possiamo assegnare un valore a quel prezzo: è esattamente quello che una società deve pagare per rimanere pienamente umana”.

 

La natura e il Spirito

Se siamo assolutamente materialisti, siamo obbligati a porre un postulato: che non c’è uno Spirito che abbia scritto le leggi della natura e che tutto nella natura è fortuito.

Al contrario, se noi crediamo, se abbiamo fede, e specialmente nella fede cattolica, ciò ci obbliga a porre un altro postulato: che esista uno Spirito che non solo ha scritto le leggi dell’Universo, ma che ha creato noi uomini a Sua immagine. Allora, se è davvero così, colui che ha la fede ha un grosso vantaggio, perché è ottimista, per la seguente ragione: sebbene il suo spirito sia limitato, è stato fatto parzialmente a immagine dello Spirito che ha fatto le leggi dell’Universo, e allora non è irragionevole sperare che il nostro spirito limitato arrivi a capire, limitatamente, le leggi dell’Universo.

D’altro canto se tutto l’Universo è il risultato del semplice caso e se la nostra intelligenza è anch’essa un tiro di dadi della natura, allora sarebbe inverosimile che la meccanica intellettuale che possediamo nella testa abbia qualche rapporto con le leggi dell’Universo. E non conosco neppure uno dei miei colleghi materialisti e atei che non sia obbligato praticamente a fare un’eccezione a questa teoria e a dire che il suo Spirito è capace di capire le leggi dell’Universo. Infine il materialista è pessimista all’inizio, è obbligato a rinunciare alla sua ipotesi e a ritornare ottimista come quello che ha fede, perché altrimenti non riuscirebbe totalmente a comprendere le leggi dell’Universo”.

Da un incontro di Lejeune con gli universitari fiorentini del Centro J. H. Newman nel 1987.